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L’arrivo sulla roccia dalla quale generalmente mi tuffo è salutato dal saltellare fuori dell’acqua di una lampuga in caccia, buon segno! La caccia comincia! I primi appostamenti mi vedono insidiare un branco di dentici, ma nonostante i ripetuti aspetti fino alla batimetrica dei
Continuo nella speranza di incontrare altri corvi, e così è però la profondità questa volta è elevata, e purtroppo nonostante il branco mi conceda un paio di tentativi, i colpi vanno a vuoto, siamo sul filo dei 30 e sinceramente non mi sento in grado (almeno non più ormai) di insidiarle in tana, dove ho visto entrare anche una cernia stimata sui
Altra punta altra discesa, mi affaccio su di un dislivello che dà su di un fondo di sabbia, in genere è possibile avvistare qualche cernia, detto fatto, sono in due piccole ma buone, purtroppo però al primo tentativo si intanano immediatamente, sono spaventate, quindi sono state già insidiate da qualcuno.
Ultimo punto magico, è un posto di dentici, ma anche di altri pesci, vi ho già catturato una cernia di 
La domenica sera la cernia (stimata oltre i 

All’acquisto, effettuato nel
mese di settembre 2005, la barca si presentava come nella foto di questa pagina, all’apparenza non dava nessun segno grave dovuto all’incuria o alla poca perizia dei carpentieri che negli anni si erano succeduti nella manutenzione del legname.
L’ idea era quella di trasformare la S. Maria da imbarcazione dedita alla piccola pesca dilettantistica a gozzo tipico locale da utilizzare nel piccolo cabotaggio, insomma una barca da sfruttare per passeggiare lungo le meravigliose coste della Penisola Sorrentina con “incursioni” in quel di Capri. Per poter raggiungere l’obiettivo era gioco forza provvedere alla rimozione della piccola e spartana cabina, in modo da dedicare tutta la coperta a mò di “solarium”, e per poter realizzare tale lavoro è stato obbligatorio indirizzarsi presso uno dei Cantieri di Sorrento che tradizionalmente vantano esperienza secolare nella costruzione e manutenzione dei gozzi in legno tipici del nostro territorio. La scelta è ricaduta sul Cantiere di Cataldo Aprea, uno dei pochi che ancora non hanno aperto le porte alla vetroresina e che, a detta di molti, provvedono a realizzare lavori a “regola d’arte”.
Ai primi di gennaio 2006 la S. Maria esce dal Cantiere Aprea diretta ad una zona di rimessaggio dove il suo Equipaggio
provvederà alla fase di carteggiamento e verniciatura, nonché a tutti quei piccoli lavoretti per renderla esteticamente più gradevole.
Il lavoro viene organizzato per esser svolto il sabato pomeriggio e la domenica mattina, il tempo libero è, così, sacrificato per poter
godere dell’imbarcazione durante i mesi estivi.
La prima attività è rappresentata dal carteggiamento della superficie della S. Maria, ma man mano che si progredisce nel lavoro balza alla mente una idea “malsana”, qualcuno mormora: “e se provassimo ad eliminare tutta la vernice bianca che ricopre la falchetta in mogano per constatare qual è la situazione del legno?”……...già, perché no? E così i primi giorni vengono passati ad applicare lo sverniciatore per eliminare più rapidamente lo strato di bianco e portare alla luce le venature proprie del legno.
Successivamente è la volta della fase di stuccatura, tutte le ferite procurate dal tempo, le piccole lesioni dovute all’incuria vengono curate e l’imbarcazione assume una colorazione a ”macchie di leopardo” caratteristica dovuta al contrasto tra stucco e prima mano di vernice dello scafo.
E così i lavori si protraggono per tutto l’inverno, anche perché il tempo non è, a volte, clemente con l’equipaggio, concedendo loro poche ore esenti da umidità.
Ma alla fine, il risultato ripagherà di tutti gli sforzi ed il varo verrà realizzato all'alba di un giorno primaverile con mare "forza olio".....
Svolte tutte le incombenze familiari alle 11 e quindici salgo sul motorino x andare a pesca, un freddo cane mi accompagna per tutti i
Le attese si susseguono, ma di spigole neanche l’ombra, l’ultimo tentativo, però, si rivela fruttuoso, infatti, mentre sono steso tra i bassi steli vedo in lontananza un movimento, comincio a strisciare tra le piante e improvvisamente si sollevano dal fondo 4 “paparelle” (corvine), prendo di mira la + grossa, ha una ferita sul dorso, non sarà facile avvicinarla, ma ci provo lo stesso: sono quasi a tiro, ancora un po’ e …….bammm…..incredibile, forse complice il freddo, ma il corvo non è riuscito a schivare l’asta, anche se lenta xchè l’arma non è quella da tiri di precisione. Si tratta di un pesce superiore al chilogrammo le altre si dileguano e non è il caso di cercarle, rientro facendo scorrere tutta la franata nel sottocosta, ma niente, oggi ho avuto una sola opportunità e mi è andata bene.
Non appena sono all’asciutto sono avvicinato da pescatori locali professionisti che mi dicono di aver pescato, in passato, anche 25 30kg di “paparelle” chissà com’è che adesso non se ne vedono +, già chissà come mai….ma questa non l’unica cosa che mi dicono, infatti, mi portano a vedere la borsa con gli indumenti e le scarpe di un pescasub che si è sentito male un mesetto fa e l’hanno portato via con l’ambulanza, mi chiedono di portargli il tutto se lo conosco, ma non ho notizie di nessun incidente in Costiera, così decido di lasciare tutto lì.
Ora non resta da fare altro che risalire, su gambe in spalla e via a fare le scale….alla prossima, sperando di dover fare una sosta in + durante la risalita a causa del peso della spigola….ciao ciao…